ADHD: cos’è e quali sono i possibili interventi

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Sebbene ad oggi gli strumenti di inclusione nelle palestre e nei programmi di attività fisica scolastica offrano sempre più opportunità ai giovani con disturbi vari di muoversi e fare sport, questi campi di applicazione rimangono però incompleti se paragonati allo sport in generale, in quanto nella maggioranza dei casi il trattamento farmacologico rimane il preferito.

Da anni la ricerca si sta interrogando circa effetti terapeutici dell’attività fisica in persone senza nessun sintomo correlabile a qualche disturbo e da altrettanti anni lo sta facendo nel campo dell’ADHD, disturbo oggetto di questo articolo.

I bambini con ADHD possono frequentare corsi sportivi nelle palestre insieme ad altri bambini senza questa caratteristica? Dati i sintomi abbastanza intensi tipici di questa condizione sommati agli effetti collaterali a volte presenti in bambini sottoposti a trattamento farmacologico, l’attività fisica può aiutare ad alleviarli? Se si, quale tipo di attività è da prediligere?

Eziologia e prevalenza nel mondo:

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (In inglese ADHD – Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è classificato come una condizione persistente di disattenzione e/o iperattività- impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo, con una disattenzione riscontrabile dall’incapacità di concentrarsi e dall’essere disorganizzato, l’iperattività  caratterizzata da un’ eccessiva attività motoria (es.toccare o parlare in modo inopportuno) ed infine l’impulsività da azioni affrettate senza controllo premeditato che possono essere potenzialmente rischiose per l’individuo. (1)

Esso viene comunemente classificato come una condizione di salute cronica, ossia il disturbo neuro-comportamentale più comune sperimentato dai bambini. (2)Essendo una condizione abbastanza complessa e variegata, si può manifestare diversamente da soggetto a soggetto, infatti l’ADHD presenta tre sottotipi che ne distinguono le caratteristiche principali:

Sottotipo prevalentemente iperattivo-impulsivo, Sottotipo prevalentemente disattento, Sottotipo combinato,  dove i sintomi riscontrati nel bambino sono tanti sia da un lato che dall’altro. Questo sottotipo è rappresentativo della maggior parte dei bambini con ADHD. (3)

Il Deficit di attenzione e iperattività rimane comunque un disturbo cronico, che può persistere fino all’adolescenza o all’età adulta e non dipende da un deficit cognitivo.

L’ultimo studio italiano della durata di 4 anni ha rilevato una prevalenza dell’ 1,2 % di questo disturbo nella popolazione dai 6 ai 18 anni (4), ma al di fuori del nostro paese alcuni dati interessanti ci suggeriscono come questo colpisca il 5-10 % dei bambini (5), mentre sulla base dei dati dell’intervista diagnostica del National Comorbidity Survey – Adolescent Supplement (NCS-A),  la prevalenza nell’ADHD negli adolescenti statunitensi di età compresa tra 13 e 18 anni sembra essere dell’ 8,7% con dati che hanno mostrato colpire maggiormente i maschi (13,0%) rispetto alle femmine (4,2%). (6)

 Altrettanti dati ci suggeriscono come la sua prevalenza sia in forte aumento negli anni, ma una meta analisi del 2014 afferma invece come in realtà il numero dei casi sia rimasto più o meno invariato negli intervallo 1985-2012, evidenziando come questo ipotetico aumento rilevato da alcune reviews sia possibilmente correlabile all’aumentata consapevolezza del disturbo e dalla maggiore possibilità di accesso ai servizi, cure ed al cambiamento delle pratiche cliniche. (7)

Entrando nel vivo del discorso ora discutiamo di quelle che sono le cause e le conseguenze dell’ADHD, in quanto ci guidano verso un ragionamento logico utile per comprenderne poi l’importanza dell’attività fisica come trattamento nei bambini affetti da questa patologia.

I ricercatori del NIMH ( National Institute of Mental Health) stanno da anni studiando le cause di tale disturbo e la ricerca attuale suggerisce come può essere causato da:

  • Predisposizione genetica
  • Fumo di sigaretta, droghe ed alcool durante la gravidanza
  • Esposizione a tossine ambientali, come alti livelli di piombo in giovane età
  • Basso peso alla nascita
  • Lesioni cerebrali (8)

 

Fisiopatologia del disturbo:

Come la maggior parte delle patologie croniche, la tendenza ad attribuire la sua l’insorgenza ad una sola causa è di per sé sbagliato, dato che di norma molteplici fattori sono coinvolti in essa.

Questa frequente condizione neuro-comportamentale presenta tutta una serie di sintomi ( come facilità a distrarsi e difficoltà di concentrazione, noia dopo pochi minuti di attività, problemi con i compiti a casa, confusione generale, parlare senza sosta, muoversi costantemente, correre, toccare e giocare con qualsiasi cosa etc..).

Questi sintomi sono solo la punta dell’iceberg di alcune condizioni oramai studiate da moltissimi anni a livello fisiologico.

Come riscontrato negli studi di Barkley del 1997 e del 2000 (9-10), i principali deficit riscontrabili nel disturbo da ADHD  comprendono “la mancanza di inibizione comportamentale (non sapersi controllare) e la funzione esecutiva compromessa, la quale include la capacità di organizzare ed analizzare le informazioni presentate dal mondo esterno, stabilirne la priorità e fare un piano basato su queste informazioni eseguendo azioni tempestive”.  

Andando sempre più a fondo numerose ricerche hanno dimostrato come alla base del disturbo ci sia un’importante disregolazione di alcuni NEUROTRASMETTITORI (come dopamina, catecolamine e possibilmente serotonina) che non sono altro che delle molecole in grado di permettere lo scambio di informazioni tra un neurone e l’altro. 

In questo caso una carenza di neurotrasmettitori si ripercuote sostanzialmente nell’incapacità delle cellule del sistema nervoso di comunicare tra di loro, con la comparsa dei sintomi tipici di questo disturbo.

Oltre alla disregolazione dei neruotrasmettitori alcuni autori sostengono come nei bambini affetti da ADHD essi avevano i lobi frontali cerebrali ( aree responsabili della regolazione dell’attenzione, ricca di recettori per la dopamina) più piccoli rispetto ai bambini senza ADHD e con un minor afflusso di sangue. (11)

Oltre che una disregolazione dei sistemi dopaminergici però si visto come nella fisiopatologia dell’ADHD gioca un ruolo importante la noradrenalina, anch’essa un neurotrasmettitore che svolge il compito di modulare il funzionamento cognitivo, i processi attentivi , memoria di lavoro ed inibizione comportamentale (capacità di controllare le azioni secondo le intenzioni)

Si sospetta infatti che un deficit di noradrenalina sia associato al disturbo di ADHD,  poiché si è visto come a basse concentrazioni di questo neurotrasmettitore sono stati associati disturbi della memoria di lavoro e del funzionamento esecutivo. (12)

Dopo queste affermazione sembrerebbe quindi chiaro come alla base del disturbo da deficit di attenzione ed iperattività ci siano delle importanti disregolazioni di molecole assai fondamentali per lo svolgimento delle normali comunicazioni all’interno del nostro sistema nervoso.

Essendo il sistema nervoso stesso un insieme di numerosissime strutture ognuna deputata ad una serie di funzioni precise, appare logico come se in una di esse dovesse mancare il “segnale per comunicare” necessario al funzionamento, le stesse finirebbero per funzionare male.

In particolare modo la scienza ha posto l’attenzione sul ruolo che la dopamina, noradrenalina e serotonina svolgono in questo disturbo assai comune.

Consultando testi di Fisiologia appaiono subito chiari i ruoli di queste molecole ed in particolare modo la noradrenalina è coinvolta nei processi attentivi, della concentrazione e negli stati di allerta; la dopamina negli stati di attività psicomotoria e nell’euforia mentre la serotonina nell’impulsività, aggressività e nelle pulsioni sessuali (13).

Considerazioni finali sui possibili ruoli dell’attività fisica nel trattamento dell’ADHD:

Nel caso specifico del trattamento di questo disturbo, il più frequente è proprio quello farmacologico, che spesso si basa sulla somministrazione di stimolanti che riducono l’iperattività e l’impulsività migliorando la capacità di concentrazione , lavoro ed apprendimento.(14)

Sebbene questo sia il metodo più utilizzato per trattare l’ADHD, potrebbe essere a tutti gli effetti un’arma a doppio taglio in quanto in una buona fetta della popolazione che ne fa uso potrebbero verificarsi effetti collaterali come ansia, irritabilità, problemi di sonno, problemi d’appetito, mal di stomaco e mal di testa. (3)

Nella gestione di una bambino con ADHD sono poi presenti tutta una serie di altri trattamenti, come quello basato sugli interventi psicosociali specifici, terapia comportamentale e la terapia familiare.

Negli ultimi anni sempre più sono le ricerche che affermano gli effetti positivi del trattamento dell’ ADHD mediante attività fisica, in quanto essa si è visto avere degli ottimi benefici sui sintomi tipici sopraelencati.

Una meta analisi del 2010 ha dimostrato che indipendentemente dal tipo di attività fisica, le prestazioni cognitive degli individui senza ADHD  sono aumentate dopo 20 minuti di attività fisica, ritenendo che un aumento dell’eccitazione e del flusso sanguigno nella corteccia pre frontale aumentino i processi cognitivi che facilitano le funzioni esecutive (15), tutti fattori che si ritiene essere applicabili anche alle condizioni di ADHD.

Avendo capito i meccanismi che sono alla base del disturbo da deficit di attenzione ed iperattività e sapendo che bambini con ADHD hanno 1,5 volte in più il rischio di sviluppare dipendenza da alcol e sostanze, obesità, episodi di abbuffate e comportamenti sessuali non sicuri, emarginazioni sociali, abbandono scolastico ed esposizioni a gruppi di persone e situazioni negative (16), la scienza mira a stimolare la popolazione nel porre attenzione agli interventi di promozione della salute (dove l’attività fisica rappresenta una colonna portante) per prevenire tutta una serie di comportamenti negativi del bambino.

Essendo riconosciuto come un disturbo permanete possiamo affermare come una vasta gamma di persone affette da questo disturbo potrebbe così beneficiare di trattamenti alternativi come l’esercizio fisico, che oltre a dover essere alla base della salute di una persona esso non ha effetti collaterali che peggiorerebbero la situazione (17), dato che il trattamento farmacologico potrebbe essere difficile da portare avanti a lungo perché potrebbero nascere disagi economici delle famiglie nelle spese mediche, effetti collaterali a lungo termine e sintomi che scompaiono dopo che il trattamento viene sospeso. (18)

Nel prossimo articolo parleremo di tutte le attività sportive consigliate in bambini con ADHD e quanto esse possano ridurre i sintomi tipici di questa condizione.

Bibliografia:

1- Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders (DSM-V) , Fifth edition, American Psychiatric association, 2013.

2-American Academy of Pediatrics, 2000.

3- Attention deficit disorder (ADHD), National Institute of Mental Health, US DEPARTMENT OF HEALTH AND HUMAN SERVICES, 2008.

4- www.salute.gov.it/ ADHD.

5- Schoenfelder, Erin N., and Scott H. Kollins. “Topical review: ADHD and health-risk behaviors: toward prevention and health promotion.” Journal of pediatric psychology 41.7 (2016): 735-740.

6-Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD), NIH (National Institute of Mental Health), November 2017.

7-Polanczyk, Guilherme V., et al. “ADHD prevalence estimates across three decades: an updated systematic review and meta-regression analysis.” International journal of epidemiology 43.2 (2014): 434-442.

8- Attention- deficit/ hyperactivity Disorder (ADHD), THE BASICS, National Institute of Mental Health, revised 2016.

9- Barkley, R. Attention deficit hyperactivity disorder and the nature of self control, New York, Guilford Press, 1997.

10- Barkley, R. Taking charge of ADHD. New York: Guilford Press, 2000.

11- Attention-Deficit/ Hyperactivity Disorder, Janice Selekman, The journal of School Nursing, October 2002, Volume 18, Number 5.

12- Arnsten, Amy FT. “Genetics of childhood disorders: XVIII. ADHD, Part 2: Norepinephrine has a critical modulatory influence on prefrontal cortical function.” Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry 39.9 (2000): 1201-1203.

13- L. Zocchi, Principi di FIsiologia, 2012

14- www.nimh.nih.gov

15- Lambourne, Kate, and Phillip Tomporowski. “The effect of exercise-induced arousal on cognitive task performance: a meta-regression analysis.” Brain research 1341 (2010): 12-24.

16- Schoenfelder, Erin N., and Scott H. Kollins. “Topical review: ADHD and health-risk behaviors: toward prevention and health promotion.” Journal of pediatric psychology 41.7 (2016): 735-740.

17- Wigal SB, Emmerson N, Gehricke JG, Galassetti P. Exercise: applications to childhood ADHD. J Atten Disord. 2013;17(4):279‐290. doi:10.1177/1087054712454192

18- Steinberg-Epstein R, Book T, Wigal SB. Controversies surrounding pediatric psychopharmacology. Adv Pediatr. 2011;58(1):153‐179. doi:10.1016/j.yapd.2011.03.002

Federico Angotti

CEO Scientifica-mente

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